Coronavirus/1: Decreto Cura Italia – Prime misure per gli Appalti

L’emergenza sanitaria che ha colpito l’Italia, e tutto il mondo, non risparmia il settore degli appalti. Le stringenti, e condivisibili misure prese dal Governo si ripercuotono anche sulle imprese che, nella maggior parte dei casi, non essendo nelle condizioni di lavorare in sicurezza si vedono costrette a sospendere lavori e servizi. Ciò inevitabilmente comporta ingenti perdite economiche per il tessuto imprenditoriali dovute ai mancati guadagni ed agli extracosti che le imprese devono sostenere per mettere in sicurezza il personale e le strutture.

Il decreto Cura Italia (D.L. 17 marzo 2020, n. 18) introduce nel sistema un primo pacchetto di misure per dare una risposta all’emergenza economica causata dalla crisi sanitaria dovuta al COVID-19 introducendo una serie di misure per supportare economicamente imprese, lavoratori, operatori sanitari.
Come annunciato dal Governo, non si tratta dell’unico provvedimento in questo senso, è infatti atteso un ulteriore decreto (che gli organi di stampa individuano come “cura Itala/2” o “decreto aprile”) nel quale vi saranno misure più specifiche per il settore degli appalti volte al rilancio delle PMI ed all’accelerazione e lo sblocco degli investimenti già programmati e finanziati.

In attesa di suddette misure vi sono però due previsioni nel decreto Cura Italia del 18 marzo direttamente impattanti sul settore degli appalti pubblici, l’art. 91 “Disposizioni in materia di ritardi o inadempimenti contrattuali derivanti dall’attuazione delle misure di contenimento e di anticipazione del prezzo in materia di contratti pubblici” e l’art. 97 “Aumento anticipazioni FSC”.

Delle due norme le misure più interessanti sono quelle contenute all’articolo 91 che al 1° comma introduce una specifica esimente alla responsabilità del debitore per inadempimento, mentre al 2° estende le ipotesi di anticipazione del prezzo in favore dell’appaltatore.
Con riguardo all’esclusione della responsabilità per inadempimento il Codice Civile (artt. 1218 e 1256 c.c.) stabilisce che per esonerarsi dalle conseguenze dell’inadempimento delle obbligazioni contrattualmente assunte, il debitore deve provare che l’inadempimento è stato determinato da una causa a sé non imputabile. Il Decreto cura Italia sul punto introduce una specifica causa di esclusione della responsabilità stabilendo che la stessa può essere esclusa qualora il rispetto delle misure di contenimento  per il COVID-19 abbia determinato o influito sull’inadempimento.
Il secondo comma invece interviene direttamente sul Codice dei contratti pubblici introducendo una modifica di sistema, pertanto permanente, all’articolo 35, co.18, ampliando, come detto, le ipotesi per cui sarà ammessa l’erogazione dell’anticipazione consentendola “anche nel caso di consegna in via d’urgenza, ai sensi dell’articolo 32, co.8, del presente codice”.

L’articolo 97 invece introduce la possibilità di aumentare l’importo dell’anticipazione (dal 10% al 20%) per gli interventi infrastrutturali finanziati con risorse del Fondo sviluppo e coesione 2014-2020. Si legge: “1. Al fine di sostenere gli interventi finanziati con risorse del Fondo sviluppo e coesione 2014-2020 nell’ambito dei Piani Operativi delle Amministrazioni Centrali e dei Patti per lo sviluppo, le anticipazioni finanziarie, di cui al punto 2 lettera h) della delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica n. 25 del 10 agosto 2016, e di cui al punto 3.4 della delibera del CIPE n. 26 del 10 agosto 2016, possono essere richieste nella misura del venti per cento delle risorse assegnate ai singoli interventi, qualora questi ultimi siano dotati, nel caso di interventi infrastrutturali, di progetto esecutivo approvato, ovvero, nel caso di interventi a favore delle imprese, di provvedimento di attribuzione del finanziamento. Restano esclusi gli interventi di competenza di ANAS e di Rete ferroviaria italiana“.
Restano espressamente esclusi dalla disciplina gli interventi di competenza di ANAS ed RFI.



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