Coronavirus/12: Tutela infortunistica nel caso di infezione Covid – i chiarimenti dell’INAIL

Con la ripresa delle attività lavorative si sta assistendo all’introduzione di nuove metodologie di lavoro rese necessarie dal doveroso rispetto dei dettagliati protocolli anti-contagio che ogni impresa ha dovuto adottare al fine di prevenire il diffondersi del virus Covid-19 in tutti i luoghi di lavoro.
Tuttavia è evidentemente impossibile, nell’ambito delle attività lavorative, azzerare il rischio di contagio e pertanto nei diversi provvedimenti normativi adottati dall’Esecutivo negli ultimi tre mesi vi sono molteplici norme che disciplinano l’eventualità di infezioni da Coronavirus contratte sul luogo di lavoro.

Tra queste l’art. 42, del D.L. Cura italia (D.L. 18/2020) recante “Disposizioni INAIL” è stato oggetto di discussione tra gli operatori di settori, sopratutto fra gli imprenditori che vedevano con preoccupazione l’inquadramento dell’infezione da Covid-19 alla stregua di un infortunio sul lavoro.
La norma prevede infatti che: “Nei casi accertati di infezione da coronavirus (SARS- CoV-2) in occasione di lavoro, il medico certificatore redige il consueto certificato di infortunio e lo invia telematicamente all’INAIL che assicura, ai sensi delle vigenti disposizioni, la relativa tutela dell’infortunato“.
La preoccupazione degli imprenditori era rappresentata dalle possibili ripercussioni civili e penali collegate all’eventuale infortunio del lavoratore.

La discussione è stata portata anche all’attenzione del Parlamento in sede di conversione in Legge del D.L. Cura Italia, senza tuttavia sortire nessun effetto operativo.
Per tale ragione l’INAIL, con circolare 22 del 20 maggio 2020, è intervenuta per chiarire l’effettiva portata applicativa della previsione ed inquadrare le eventuali ripercussioni in capo ai datori di lavoro.
Nella circolare viene chiarito che la a : “l’infezione da SARS-Cov-2, come accade per tutte le infezioni da agenti biologici se contratte in occasione di lavoro, è tutelata dall’Inail quale infortunio sul lavoro e ciò anche nella situazione eccezionale di pandemia causata da un diffuso rischio di contagio in tutta la popolazione”.
Alla luce di ciò l’INAIL ha tenuto a precisare che: “il riconoscimento dell’origine professionale del contagio, si fonda in conclusione, su un giudizio di ragionevole probabilità ed è totalmente avulso da ogni valutazione in ordine alla imputabilità di eventuali comportamenti omissivi in capo al datore di lavoro che possano essere stati causa del contagio“. E ancora che “il riconoscimento del diritto alle prestazioni da parte dell’Istituto non può assumere rilievo per sostenere l’accusa in sede penale”.

È possibile consultare la circolare cliccando qui.



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